
Gruppo Scout Fabriano 1
Progetto Educativo 2004-2007
La Comunità capi incentra il percorso che guiderà il gruppo nei prossimi 3 anni su due valori fondamentali: il rispetto e l’impegno responsabile.
A queste considerazioni siamo arrivati dopo una riflessione sui nostri ragazzi ed un ampio dibattito che ci ha portato a capire che, è giusto definire degli ambiti di intervento, ma è anzi tutto basilare pensare al perché del nostro agire.
(Le parti inerenti il rispetto sono in rosso, mentre quelle relative all’impegno responsabile sono in verde).
Il rispetto: dalla nostra analisi abbiamo sviscerato che i nostri ragazzi hanno ormai poca attenzione per le cose, per le regole e talvolta anche per le persone. Tutto ciò è forse sintomo della direzione imbarcata dalla nostra società, che è più dedita a consumare anziché preservare, e a creare rapporti violenti anziché rispettosi. Si tratta sicuramente di riscoprire il metodo scout che è intriso del senso di rispetto: dal “osservare la legge scout” nella formula della promessa, al “amano e rispettano la natura” della legge. Non solo, anche l’essere cortesi, leali e l’aiutare gli altri sono tutti inviti all’attenzione, in questo caso, verso il prossimo.
L’impegno responsabile: Sono passati alcuni anni da quando il gruppo riusciva a farsi carico di impegni a carattere cittadino, in più abbiamo riscontrato nei nostri ragazzi sempre più crescente il menefreghismo verso ciò che li circonda. Lo spirito con cui pensiamo di improntare i prossimi anni è quello del “I care” di Don Milani, del “mi sta a cuore” e “mi sento responsabile” di ciò che mi circonda. Fare dei nostri ragazzi dei bravi cittadini e dei buoni cristiani è sicuramente il modo migliore per raccogliere l’invito di B.P. a lasciare “il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”. I ragazzi devono imparare a sentirsi responsabili in prima persona del successo o dell’insuccesso del gioco, dell’impresa, del capitolo, del progetto.
1) COMUNITÀ CAPI
La nostra Co.Ca. è stata per troppo tempo caratterizzata da una lunga serie di addii di capi arrivati ai fatidici 28 anni e con il Gilwell in tasca. Ciò ha prodotto per forza di cose ad avere un gruppo di educatori quasi tutti studenti universitari, con pochissimi lavoratori e sposati. Il calo di passione verso l’impegno all’esterno è forse un sintomo dell’essere “capi adolescenti”: grossi momenti di fervore, seguiti a lunghi periodi di stanca. L’altra faccia, estremamente positiva, della medaglia è che molti dei capi fuoriusciti si sono imbarcati in altre avventure di servizio.
Sarà opportuno quindi lavorare sulle motivazioni dei capi cercando di arrivare a produrre un gruppo di educatori, il più eterogeneo possibile, che porti ad una maturazione della Co.Ca. anche in termini di aumento dell’età media. Ciò può essere fatto solo se si ha presente che l’essere capo non è solo portare i pantaloni corti e divertirsi con i ragazzi, ma un gradino alto della propria scala dei valori. Un grosso esempio da questo punto di vista possono darlo i capi più anziani, rimanendo nel gruppo anche dopo aver terminato il servizio con i ragazzi e occupandosi di altre mansioni.
Sicuramente collegato alla crescita dei capi e alla riscoperta delle motivazioni è l’approfondimento del Vangelo e l’esempio di Gesù. La Co.Ca., infatti, conferma che la formazione religiosa, è il motore dell'azione educativa e la migliore “palestra per i capi”. E’ necessario proseguire il percorso stabilito in questi anni, continuando a formare i capi come “sacerdoti dei nostri ragazzi” e quindi ad essere sempre più esperti della Parola di Dio.
Il miglior modo per educare i ragazzi al rispetto e all’impegno responsabile è quello di insegnare loro ad essere dei buoni cristiani. La ricaduta sui ragazzi dovrebbe avvenire con naturalità, attraverso la trasmissione di valori compresi e vissuti come testimonianza, senza ricorrere, se non quando lo si ritenga necessario, alla lezione dottrinaria.
Obiettivi:
1) Riscoprire le motivazioni che ci hanno portato a scegliere di essere capi;
2) Educare i nostri ragazzi al rispetto e all’impegno responsabile, insegnando loro ad essere dei buoni cristiani;
3) Essere “sacerdoti” dei nostri ragazzi;
Strumenti:
1) Confronto continuo sulle proprie scale dei valori attraverso: il tirocinio e il lavoro del M.d.T., il P.d.C. e i momenti di verifica del percorso dei capi come le Nomine a Capo, la compilazione delle schede d’iscrizione e i ritorni dai CFM e dai CFA ecc.;
2) Partecipare a quattro momenti di formazione religiosa al mese (che praticamente significa un'ora a settimana). Consapevoli che rispettare questo calendario è comunque difficile e a volte impossibile dati i nostri molti impegni, ogni capo si preoccuperà di raggiungere l'obiettivo nei modi più a lui congeniali. Le quattro ore sono "momenti ottimali di formazione" comunitari o autonomi e rappresentano uno strumento di verifica con il quale ognuno può misurare il proprio impegno;
3) La Co.Ca., regolarmente, durante le sue riunioni creerà un momento di preghiera nel quale ogni capo condividerà con gli altri gli spunti personali nati dagli incontri con il don;
4) Organizzare delle sessioni di Fo.Pe. per i capi sul rispetto e l’impegno responsabile.
2) APERTURA ALL’ESTERNO
La Co.Ca. considera le attività di apertura all'esterno preziose perché offrono ai nostri ragazzi l'opportunità di vivere e creare esperienze insieme a persone non conosciute, sperimentando e scoprendo nuovi stili e talenti, ma anche diversità e spesso difficoltà. Attraverso queste esperienze si educano i nostri ragazzi alla cittadinanza attiva e al rispetto delle diversità.
Obiettivi:
Con le attività di apertura all'esterno, la Co.Ca. si aspetta che i nostri ragazzi:
1) Sviluppino un'attenzione maggiore alle cose che fanno gli altri;
2) Conoscano meglio la vita e la storia della propria città e imparino ad apprezzarla e a rispettarla;
3) Imparino a far tesoro anche dell'esperienze negative senza generalizzare;
4) Colgano l'importanza e il gusto di lavorare con gli altri, per conoscere e farsi conoscere;
5) Vivano esperienze belle di spiritualità insieme con i loro coetanei, non solo come scout ma anche come ragazzi di Fabriano.
a) programmi di unità
La Co.Ca. ritiene importante che i programmi di unità contengano specifiche attività di apertura all'esterno, intendendo quelle attività che nelle fasi di programmazione, realizzazione e verifica vedano coinvolti i nostri Capi (e i ragazzi nelle circostanze che lo possano permettere) insieme con persone che provengano da altre realtà diverse dallo scautismo.
A livello di branca R/S, sia di noviziato che di clan, la Co.Ca. considera il servizio sul territorio uno strumento di crescita ineludibile per i ragazzi, giudica positivamente il lavoro fatto in questi anni e propone di proseguire su questa strada chiaramente con le dovute modalità.
Strumenti:
1) Ogni unità o branca, deve realizzare almeno un evento l'anno con il coinvolgimento di persone esterne al Gruppo o altre associazioni;
2) Coinvolgere attivamente i propri ragazzi, anche mediante la creazione di gruppi di lavoro misti con altri coetanei esterni al Gruppo;
3) Realizzare momenti di verifica e di riprogettazione comune con gli esterni con cui si è collaborato, proponendo il nostro stile di confronto fraterno ma anche cercandone e accogliendone di nuovi.
b) il Centro di Pastorale Giovanile
La Co.Ca. individua nel Centro di Pastorale Giovanile lo strumento principale di partecipazione attiva alla vita della Diocesi e di programmazione concreta delle attività di apertura all’esterno. La Co.Ca. ritiene che il C.P.G. abbia lo scopo di far vivere ai ragazzi la dimensione della Chiesa e di testimoniare il messaggio del Vangelo con metodi e linguaggi a loro comprensibili. Questo significa essenzialmente creare occasioni di spiritualità e di preghiera che superino le dimensioni del Gruppo, della singola associazione e della Parrocchia, e offrano orizzonti ampi di partecipazione e di condivisione.
Compatibilmente con gli impegni e le energie di ogni gruppo, si individuano nel Fabriano2 e nell'Azione Cattolica i due soggetti con cui collaborare più da vicino all’interno del C.P.G.. Con queste due associazioni, che condividono con il nostro gruppo un passato di esperienze e di modalità operative comuni, la Co.Ca. intende dare il proprio contributo al potenziamento del C.P.G., anche attraverso critiche strutturali e proposte organizzative nuove. In questo senso, la Co.Ca. intende impegnare attivamente e continuativamente i Capo Gruppo, o loro delegati, e i capi della branca R/S.
Strumenti:
4) Fare in modo, portando il nostro stile, che questa struttura non sia solo un “eventificio” ma che crei occasioni di servizio fattivo dei ragazzi verso la città;
5) Presenza costante dei capi nelle riunioni del C.P.G.;
6) Coordinamento attivo con il Fabriano2 e l'Azione Cattolica ;
7) Realizzazione di un evento che abbia un'effettiva ricaduta educativa sui ragazzi di almeno una branca.
c) eventi della Chiesa locale e cittadini
La partecipazione del gruppo agli eventi della Chiesa locale e della vita cittadina, negli ultimi anni, è stata a fasi alterne. Al di fuori del C.P.G. rimane il punto fisso che ogni anno la Co.Ca. e le varie unità redigeranno un proprio programma e che si partecipa solo a quegli eventi in cui si possa prendere parte all’organizzazione. Infatti solo con una partecipazione attiva è possibile impegnarsi veramente in un evento ed entusiasmarsi. Poi è importante abituarsi, noi con i nostri ragazzi, a scegliere e a capire perché si partecipa. Solo così ci si appassiona e si cattura il rispetto nei confronti dell’attività. Non esiste il “bisogna andarci perché si è sempre fatto”.
3) STRUTTURE ASSOCIATIVE
La Co.Ca. vede nella partecipazione alla vita associativa un’ottima occasione per educare al rispetto degli altri e al senso di fratellanza, nonché un modo per sentirsi partecipi di una struttura più complessa e quindi per razionalizzare, anche in funzione degli altri, il proprio agire e il proprio impegno.
Obiettivi:
1) Nei prossimi anni si intende fare proprio e trasmettere ai ragazzi il sentirsi parte dell’Associazione e il valore dell’essere “fratelli di ogni altra Guida e Scout”.
Strumenti:
1) La Co.Ca. si impegna a partecipare agli incontri proposti e realizzati dalle strutture (zona, regione ecc.) compatibilmente con gli impegni contingenti del gruppo e dei singoli capi;
2) Per quanto riguarda i ragazzi, si intende consolidare la partecipazione alle attività di branca a tutti i livelli;
3) A causa dell’esiguo numero di capi, attualmente non si individuano le strutture associative come un possibile ambito in cui farsi carico di incarichi di coordinamento, quali possono essere lo IABZ, il comitato di zona o altro. La Co.Ca. lascia comunque ai singoli capi, che abbiano voglia e tempo, la possibilità di impegnarsi in ruoli di organizzazione.
4) CONFRONTO CON GLI ALTRI LIVELLI EDUCATIVI DEI RAGAZZI
La Co.Ca. è consapevole che, per realizzare un servizio educativo veramente efficace per i nostri ragazzi, sia necessario un confronto continuo con gli altri livelli educativi e in particolar modo con gli insegnanti e i genitori. Si denota anche una sempre minore abitudine da parte dei ragazzi a vivere le dinamiche di gruppo che caratterizzano i loro micro-cosmi, soprattutto la famiglia e la scuola.
Obiettivi:
1) Realizzare un’azione educativa che consideri il ragazzo nella sua interezza e che quindi tenga conto del suo background;
2) Educare il ragazzo alla vita di gruppo piccolo o grande che sia, promovendo la capacità di vivere e sviluppare l’attenzione agli altri, alimentando il senso di appartenenza ad un nucleo i cui interessi sono anteposti a quelli del singolo;
3) Insegnare a sapersi appoggiare al sostegno del gruppo, consapevoli del fatto che il gruppo ha bisogno dell’impegno del singolo: la forza del lupo è nel branco, la forza del branco è nel lupo;
4) Vivere il “porre il proprio onore nel meritare fiducia” e quindi il portare a termine l’impegno preso di fronte agli altri e di fronte a Dio, valorizzando la propria assunzione di responsabilità coerentemente anche nelle difficoltà.
a) la famiglia
La Co.Ca. dall’analisi del territorio ha verificato che il problema della instabilità familiare è in aumento nella nostra città. La nostra azione dovrebbe però essere rivolta non tanto alla risoluzione dei problemi familiari dei ragazzi, quanto alla loro formazione per essere futuri membri di una propria famiglia.
1) Si ritiene utile una preliminare statistica interna al gruppo sulle situazioni familiari disagiate dei ragazzi a noi affidati;
2) La riscoperta del piccolo gruppo quale la Sq, la sestiglia, o la coppia nella branca R/S possono essere degli efficaci strumenti per introdurre i ragazzi al rispetto dell’altro e (seppur a livello embrionale) alle dinamiche di micro-società quale potrà essere la loro futura famiglia;
3) Realizzare delle attività sul valore della famiglia e della comunità così come trasmesso nel vangelo;
4) Dare priorità a quelle attività che richiedono impegno in prima persona: prede e impegni per gli L/C, ruoli e specialità per gli E/G, il servizio e gli incarichi di pattuglia per gli R/S.
b) la scuola
La Co.Ca. individua nella scuola l’Ente educativo per eccellenza e dall’analisi svolta si è notato che:
· i ragazzi hanno sempre meno disciplina e le regole si accettano sempre meno;
· i ragazzi emarginano i compagni con problemi e quelli extracomunitari;
· la scuola sembra più “giudicare il profitto” che “valutare l’impegno e i diversi punti di partenza dei ragazzi”, con l’esito di creare competizione e di far vivere la scuola come una fabbrica di voti e non come un luogo dove crescere.
Strumenti:
5) Ogni capo deve impegnarsi a conoscere il background scolastico del ragazzo parlandone, oltre che con lui, con i suoi i genitori e, dove necessario, con i professori;
6) Utilizzare i giochi come strumento per divertirsi, come tecnica per imparare ad avere disciplina e a rispettare le regole, e non come strumento per vincere un avversario;
7) Approciare le attività sulle competenze e sulle specialità facendo capire ai ragazzi che avere o acquisire dei talenti è un modo non per competere con gli altri, ma per mettersi a disposizione e per dimostrare attenzione verso il prossimo.
5) NATURA
La natura è un elemento unico ed irripetibile quindi da salvaguardare e preservare. I nostri ragazzi non la vivono più e non la conoscono, né in modo scientifico, né in termini di esperienza sensoriale, inoltre non la considerano come luogo in cui fare esperienze e crescere.
1) Educare ad un comportamento responsabile nei confronti della natura e delle risorse naturali;
2) Vivere la natura come luogo educativo in cui il ragazzo si distacca dal suo ambiente quotidiano e si mette a contatto con se stesso e con ciò che lo circonda, scoprendo i propri limiti;
3) Vedere la natura come Creato e come luogo fisico nel quale è possibile “toccare” il Signore.
1) Le branche devono organizzare almeno un’attività l’anno che faccia conoscere ai ragazzi il problema dello sfruttamento naturale e che promuova abitudini positive nella vita di tutti giorni (risparmio energetico e delle risorse idriche, raccolta differenziata ecc.);
2) Realizzare delle attività di conoscenza sul consumo consapevole e sulle Botteghe del Commercio Equo e Solidale, per prendere coscienza che acquistare un prodotto ha delle conseguenze e per “lasciare il mondo un po’ migliore di così” a partire dalle piccole cose. La Co.Ca., inoltre, vede questi come buoni strumenti per educare i ragazzi a forme di mercato rispettose dei produttori del terzo mondo e all’amore verso la natura. Si considera tale punto accessibile ai ragazzi più grandi e ai genitori;
3) Continuare ad organizzare gli eventi estivi in simbiosi con la natura, vivendo con essenzialità (tutto ciò che non serve rimane a casa!!! Merendine, cellulare, trucchi ecc.);
6) LA SEDE
Il nostro gruppo è impegnato nell’impresa di realizzare la propria sede nell’ex palestra esterna di S.Benedetto da quasi due anni. Ciò rappresenta un’occasione formidabile di crescita per i capi, per i ragazzi e per i genitori perché impegna tutto il gruppo a costruire qualcosa che rimarrà al Fabriano1 per 20 anni. Inoltre, così si insegna ad avere cura di qualcosa che si è costruito con fatica e dedizione insieme agli altri: se una cosa è “sudata” la si apprezza di più.
1) Terminare la sede entro l’anno associativo 2005/06.
1) Proseguire le attività di autofinanziamento (“Natale in Piazza”, vendita calendari ecc.) per raggiungere la cifra necessaria a terminare i lavori, continuando a coinvolgere i ragazzi di tutte le branche, i genitori, gli ex capi ecc.;
2) Una volta terminati lavori, rendere partecipi ragazzi e genitori nell’allestimento dei locali della nuova sede.
7) NOTA DEL METODO
La Co.Ca. ha ravvisato negli ultimi anni un calo di importanza della Progressione Personale Unitaria nel nostro modo di applicare il metodo. Essendo invece la P.P.U. uno dei migliori strumenti per portare i nostri ragazzi ad essere uomini e donne della Partenza, si ritiene indispensabile:
· realizzare delle schede che passino di mano in mano tra i vari capi per seguire il percorso dei ragazzi da lupetti e coccinelle sino in clan;
· che i capi della branca E/G conoscano, attraverso delle attività ad hoc, i bambini e le bambine dei C.d.A.;
· che si dedichi parte delle riunioni di Co.Ca. ai passaggi dei ragazzi da una branca all’altra in modo che tutti i capi si sentano corresponsabili dell’educazione di ogni ragazzo.
SVILUPPO DEL PEG:
All’inizio di ogni anno associativo, il PEG dovrà essere integrato con i punti salienti dei progetti e dei programmi di branca riportandoli in blu in calce ai punti pertinenti. Alla fine dell’anno i punti suddetti verranno verificati e ricorretti a seconda di quanto sarà stato realizzato. In questa maniera si avrà un PEG vivo e dinamico, e sarà possibile anno per anno constatare la sua effettiva messa in atto.